Non è l’inferno… ma poco ci manca!

Ammetto di non essere una fan sfegatata né di Emma, né del Festival di Sanremo, né di Celentano.  E nella passata settimana ho avuto (di meglio) da fare, per cui della grande gazzarra so poco e nulla, e non rimpiango particolarmente la mia ignoranza in materia.

Tuttavia, i pochi minuti di trasmissione che mi sono passati davanti ali occhi hanno lasciato qualche impronta e ispirato le seguenti considerazioni:

1- che la canzone che ricorderò è la deliziosa “Foca” di Rocco Papaleo/Daniele Silvestri, piuttosto che la vincitrice o una qualsiasi delle altre;

2- che i momenti di maggior ascolto sono coincisi con le arringhe dei comici o predicatori televisivi, piuttosto che (ancora!) con le canzoni;

3- che le esibizioni che hanno strappato più applausi in assoluto sono state quelle di Brian May e Patti Smith (per citare Chanel, le mode passano, lo stile resta… chapeau! anche al parrucchiere del mitico chitarrista….);

4- che la “sindrome di Battiato” sta mietendo vittime anche tra gli scrittori delle “canzonette” (non me ne vogliano i suoi fans, ma tranne rare eccezioni trovo i suoi testi arzigogolati e perlopiù antimusicali);

5- che ci si lamenti di quello che dice o fa Celentano quando è invitato in televisione per fare audience… inutile stracciarsi le vesti, un po’ di coerenza per favore. Siamo – più o meno – in un Paese libero: per quanto le sue opinioni possano risultare fastidiose o assurde, sono sue e ha il pieno diritto di esprimerle…  e sono soprattutto note da tempo. Non si può chiedere a un leone di cinguettare;

6- che la gente il sabato sera non abbia altro in programma e resti a guardare la serata finale del festival… fate girare l’economia e andate a prendervi una pizza, l’anno prossimo…

Poesie della domenica

Trieste

Ho attraversata tutta la città.
Poi ho salita un’erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.

Intorno
circola ad ogni cosa
un’aria strana, un’aria tormentosa,
l’aria natia.
La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.

(Umberto Saba, da Trieste e una donna, 1910-12)

La curva dei tuoi occhi intorno al cuore

La curva dei tuoi occhi intorno al cuore
ruota un moto di danza e di dolcezza,
aureola di tempo, arca notturna e sicura
e se non so più quello che ho vissuto
è perchè non sempre i tuoi occhi mi hanno visto.

Foglie di luce e spuma di rugiada
canne del vento, risa profumate,
ali che coprono il mondo di luce,
navi cariche di cielo e di mare,
caccia di suoni e fonti di colori,

profumi schiusi da una cova di aurore
sempre posata sulla paglia degli astri,
come il giorno vive di innocenza,
così il mondo vive dei tuoi occhi puri
e tutto il mio sangue va in quegli sguardi.

(Paul Eluard)

Because the night

Take me now baby here as I am
Pull me close try an understand
I work all day out in the hot sun
Stay with me now till the mornin comes
Come on now try and understand
The way I feel when I’m in your hands
Take me now as the sun descends
They can’t hurt you now
They can’t hurt you now
They can’t hurt you now

Because the night belongs to lovers
Because the night belongs to us
Because the night belongs to lovers
Because the night belongs to us

What I got I have earned
What I’m not I have learned
Desire and hunger is the fire I breathe
Just stay in my bed till the morning comes
Come on now try and understand
The way I feel when I’m in your hands
Take me now as the sun descends
They can’t hurt you now
They can’t hurt you now
They can’t hurt you now

Because the night…

With love we sleep
With doubt the vicious circle
Turn and burns
Without you I cannot live
Forgive, the yearning burning
I believe it’s time, too real to feel
So touch me now, touch me now, touch me now
Because the night …

‘Cause we believe in the night we’re lovers
’cause we believe in the night we trust
Because the night belongs to lovers …

Because the night…

(Bruce Springsteen, Patti Smith)

Poesie della domenica

NEVE

Neve che turbini in alto ed avvolgi
le cose di un tacito manto,
una creatura di pianto
vedo per te sorridere; un baleno
d’allegrezza che il mesto viso illumini,
e agli occhi miei come un tesoro scopri.

Neve che cadi dall’alto e noi copri,
coprici ancora all’infinito. Imbianca
la città con le case e con le chiese,
il porto con le navi; le distese
dei prati, i mari agghiaccia; della terra
fa’ – tu augusta e pudica – un astro spento,
una gran pace di morte. E che tale
essa rimanga un tempo interminato,
un lungo volger d’evi.
Il risveglio,
pensa il risveglio, noi due soli, in tanto
squallore.
In cielo
gli angeli con le trombe, in cuore acute
dilaceranti nostalgie, ridesti
vaghi ricordi, e piangere d’amore.

(Umberto Saba, Parole, 1933 – 34)

Sore i roncs, daûr San Pieri,
cul sciroc o in Lui ch’al sà di fen,
duc’ i siums si cìrin simpri,
duc’ i siums ‘e clamin ben.
E ‘a consolin lis albàdis
che àn cricât il scûr dai dîs
che gjelôs al ten platât, di simpri,
il lusôr dal Paradîs.

Sore i roncs, daûr San Pieri,
cul sciroc o in Lui ch’al sà di fen,
duc’ i siums si cìrin simpri,
duc’ i siums ‘e clamin ben.
E tal cûr timp di bussadis,
timp di un fûc mai dite a d’un,
distudât cui avostans, mai legris,
in te scune di un autun.

Sore i roncs, daûr San Pieri,
duc’ i siums ‘e clamin ben.

(Marco Maiero)

Non è tanto il clima…

Freddo, neve, gelo, bora.
Emergenza.

Che poi, qui al di là del freddo e dieci giorni continui di vento forte a Trieste, non s’è visto quasi neanche un fiocco, mannaggia. Certo, stavolta il maltempo ha messo in difficoltà più di qualcuno, strade bloccate, paesi isolati, incidenti, freddo, luce che manca, vento che scoperchia case e ribalta tir. Problemi ce ne sono stati e anche seri.

Però mi viene un dubbio.

L’anno scorso a Houston (Texas) hanno quasi fermato la città per la possibilità di neve (in un paese dove la nevicata di 2,5 cm del 2004 è considerata storica), tanto rumore per nulla, si direbbe.

Ma non è forse questo il punto? Che mancano la prevenzione, la preparazione, l’attrezzatura  e il coordinamento dei soccorsi?

Certo, tre metri di neve in due giorni non sono cosa da poco, ma sentire al tg “eh, qua non è venuto nessuno, qua siamo dimenticati” e vedere che nessuno prende in mano una pala per pulire almeno un po’ il proprio marciapiede, liberare la macchina, sgombrare il tetto (prima che la neve raggiunga i due metri!!), insomma… e non parlo di vecchiette tremanti ma di gente in buona salute che lavora e vive da sempre in quei luoghi.

Almeno loro. Almeno un po’.

Interessante l’opinione di Paolo Rumiz, uno che di neve se ne intende… bloccato vicino a L’Aquila da una nevicata “balcanica”.

http://flv.kataweb.it/player/v4/player/player_v1a.swf

“In realtà rispetto agli inverni di mezzo secolo fa, non è tanto il clima che è cambiato, sono gli italiani che sono diversi”

Pensiamoci, visto che non è ancora finita…

Pensieri di carta

Dal tabacchino, un giorno qualsiasi.

“il Messaggero”… “L’Espresso”….”Due pacchetti di Morris”… “Mi fa un paio di fotocopie?”…

E arrivo io… “Ciao… avrei bisogno di alcuni bolli… Cina, USA, Germania e Lituania

Attimo di silenzio e occhi sbarrati dei presenti, tabaccaio compreso. “Sì, ecco… ehm… mi mancano i bolli da un euro… torna prossima settimana… certo che hai un sacco di amici in giro per il mondo, eh?”

Più o meno. Nel senso che sì, mando cartoline in tutto il mondo ma no, tecnicamente non sono amici (purtroppo, per certi versi). Tutto merito – o colpa, secondo il mio portafogli – di Postcrossing.

Come i vari -crossing che sono venuti di moda negli ultimi anni, anche questo è uno scambio, postale, ovviamente. Cartoline.

Per la descrizione dettagliata, vi rimando al sito ufficiale http://www.postcrossing.com/ dove è spiegato tutto molto meglio di come potrei farlo io. In breve, iscrivendoti hai la possibilità di spedire e ricevere cartoline da ogni angolo del pianeta. Senza vincoli di tempo o quantità, ci sono utenti che in un anno hanno spedito e ricevuto più di 150 cartoline e altri che in anni ne hanno totalizzate a stento 50 o 40, non ha importanza. La cosa che mi è piaciuta subito, e che continua ad entusiasmarmi dopo quasi un anno, è che un semplice pezzo di cartoncino può davvero metterti in contatto con realtà diversissime, lontane, apparentemente inconciliabili… con cui però hai sicuramente almeno un punto in comune: la voglia di trovare nella cassetta della posta, oltre a bollette e pubblicità, una piccola sorpresa. Un cartoncino che ha fatto centinaia – se non migliaia – di chilometri, scelto per te da una persona che non conosci. Ma che alla fine può avere molte cose da raccontare. E può anche pensarla allo stesso modo tuo, su molte cose. Pure, lo spazio è circa 5X5 cm e più di tanto non si può scialare ma ci si prova lo stesso.

Così, vieni a contatto con musicisti tedeschi, studentesse russe, militari a riposo olandesi, interpreti lituani, motociclisti americani, casalinghe irlandesi, impiegati cinesi… un’umanità davvero variegata e inattesa.

Un po’ costicchia, lo ammetto. 75 cent Europa e Mediterraneo, euro 1,60 per tutto il resto esclusa l’Oceania (2 euro). Ma la soddisfazione di trovare posta cartacea ripaga ampiamente.

Peccato che il mondo vada nella direzione contraria. E ostinata, anche se non come il buon Faber. Che la nostra vita si stia trasferendo sempre più nell’immateriale, nei monitor e nel web… fare gli auguri via FB o chattare va benissimo certo, soprattutto se si vive lontani dai propri amici. Ma non c’è nulla da fare, per me. L’odore della carta, dell’inchiostro, le volute della scrittura a mano, i colori, i tratti, le proporzioni, la scelta del biglietto (o della cartolina, o della carta da lettere)… non c’è storia.

Che sentimentale…

Poesie della domenica

Forse dovrei spiegare. Anche se ne uccide più la prosa che la spada. Non amo commentare gli eventi della settimana appena trascorsa, non è lo scopo di questo blog. Ma non vivo in una torre d’aria, mio malgrado (alle volte). E usare le parole di altri è il modo che ho scelto per mettere in archivio, di volta in volta, la settimana appena trascorsa.

Buona lettura

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LODE DELLA CATTIVA CONSIDERAZIONE DI SE’

La poiana non ha nulla da rimproverarsi.
Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera.
I piranha non dubitano della bontà
delle proprie azioni.
Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.

Unosciacallo autocritico non esiste,
La locusta, l’alligatore, la trichina e il tafano
vivono come vivono e ne sono contenti.

Il cuore dell’orca pesa cento chili
ma sotto un altro aspetto è leggero.

Non c’è nulla di più animale
della coscienza pulita
sul terzo pianeta del Sole.

(Wisława Szymborska, da “Grande Numero“, 1976)

LA MIA VALIGIA

La mia valigia, casa a tracolla,
due occhi, due orecchie, due ruote, due zeta
sogni lontani, avanti dai
parlare e raccontare tutto quello che hai

La mia valigia, casa perfetta,
il massimo dal minimo indispensabile
note e parole, rimedi del cuore
e vivere in viaggio è un atto d’amore

Sui vetri del mare, del mare

Il vento spinge i viaggiatori
nei mille mondi tra dentro e fuori
Nel labirinto dei pensieri
lasciate spazio ai sognatori

La mia valigia, treno dei sogni,
piegati, perfetti, nascosti nel buio
nascosti nel caos, dentro di me
viaggiare è sognare, è un atto d’amore

Il vento spinge i viaggiatori
nei mille mondi tra dentro e fuori
Nel labirinto dei pensieri
lasciate spazio ai sognatori

La mia valigia è dentro, la mia valigia è il vento
Pronta a partire, pronta a tornare
Pronta a deviare di terra e a deviare di mare
La valigia è il mondo
è il mondo da amare

Il vento spinge i viaggiatori
nei mille mondi tra dentro e fuori
La vita è viaggio, è cambiamento
La mia valigia è sempre in movimento

La mia valigia
La mia valigia

(Litfiba, da Grande Nazione, 2012)

Mescolando del buon tè
ho pensato un poco a me:
nella tazza saporita
c’era tutta la mia vita.
Quando ero piccolino
ero al latte e zuccherino,
ora sono un giovanotto:
sono forte, brucio e scotto,
quando poi sarò in pensione
sarò tiepido, e al limone.

(Roberto Piumini)

Poesie della domenica

POESIA

È come a un uomo battuto dal vento,
accecato di neve – intorno pinge
un inferno polare la città-
l’aprirsi, lungo il muro, d’una porta.

Entra. Ritrova la bontà non morta,
una dolcezza di un caldo angolo. Un nome
posa dimenticato, un bacio sopra
ilari volti che più non vedeva
che oscuri in sogni minacciosi.
Torna
egli alla strada, anche la strada è un’altra.
Il tempo al bello si è rimesso, i ghiacci
spezzano mani operose, il celeste
rispunta in cielo e nel suo cuore. E pensa
che ogni estremo di mali un bene annuncia.

(Umberto Saba, Il Canzoniere, Parole)

“Addormentarsi adesso
svegliarsi tra cento anni, amor mio…”

“No,
non sono un disertore.
Del resto, il mio secolo non mi fa paura
il mio secolo pieno di miserie e di scandali
il mio secolo coraggioso grande ed eroico.
Non ho mai rimpianto d’esser venuto al mondo troppo presto
sono del ventesimo secolo e ne son fiero.
Mi basta esser là dove sono, tra i nostri,
e battermi per un mondo nuovo..”
“Tra cento anni, amor mio…”
“No,
prima e malgrado tutto.
Il mio secolo che muore e rinasce
il mio secolo
i cui ultimi giorni saranno belli
la mia terribile notte lacerata dai gridi dell’alba
il mio secolo splenderà di sole, amor mio
come i tuoi occhi…”.

(Nazim Hikmet, 1945, Lettere dal carcere a Munevvér)